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IL BENE ALLA RIBALTA

Paul Coek, I piaceri del figliol prodigo

IL BENE ALLA RIBALTA
Erika De Nardo a far la maestrina in Madagascar, Fabrizio Corona alla Croce Rossa (ne parleremo sul primo Faro del 2012), Nicole Minetti dai bambini ammalati, Wanna Marchi si vedrà. Che succede ai vip del malaffare? Tutti folgorati sulla via di Damasco? Ma no, tranquilli, solo folgorati sulla via di Cologno, inteso come Monzese, cioè televisione. Per dire anche via Teulada e dintorni basta che una ribalta ci sia. Sono talmente malfamati, questi tetri eroi dei nostri tempi, che apparire non gli basta più, debbono riuscire nella missione impossibile di rifarsi una verginità. È la nuova frontiera della notorietà sconcia, che scomoda “il Bene” come categoria dello spirito. E quando uno tira in ballo il bene, vagli a dire qualcosa. È la solita storia delle conversioni, di chi ha negli occhi la Madonna: la sua parola contro la tua, e la sua vale più della tua perché tu sei un cinico, un miscredente mentre lui è un redento, un prescelto, un reclutato (dalla chiavata alla chiamata). Paolo Brosio, la Madonna l'ha vista, racconta, nel bel mezzo di un'orgia (possibile che il Simbolo stesso della Purezza non avesse un altro momento libero per manifestarsi?). Da lì, ha costruito un'altra missione, anzi una intrapresa di viaggi nei santuari. Claudia Koll, ovviamente previo trauma sessuale infantile, ha reificato con Tinto Brass prima di votarsi pure lei al culto Mariano. Vagli un po' a dire che fingono, che non vedono un bel niente (e che rompono anche, discretamente, i coglioni con il loro improbabile spirito missionario).
Lo stesso per i vari Corona, Erika e Minetti. Sì, siamo stati un po' pessimi, ma solo chi non vive non delinque; però adesso siamo altre persone, abbiamo capito e ve lo facciamo vedere. Per cui siamo meglio di prima e anche meglio di voi, che non conoscete il Bene perché prima non avete conosciuto il Male. C'è davvero tanto del nostro cristianesimo al selz, personalizzato e spettacolarizzato, indolore e smargiasso, ispirato non a caso da angeli custodi che spesso e volentieri sono preti mediatici, vedi don Mazzi con la matricida e fratricida Erika. Questi spin doctor hanno capito che il pentimento parlato non bastava più, che ormai si era alla svalutazione, e così hanno spinto i loro prodotti al ravvedimento operoso coi bambini, i malati, gli ultimi. Che, evidentemente, sono stati creati per questo. Per salvare la pelle a truffatori, omicidi, ricattatori, ladri ed altra feccia consimile.
Naturalmente questi rifiuti umani fingono, restano i mostri che erano, anzi peggio perché quello che hanno fatto non li ha minimamente scalfiti, li ha solo incalliti e adesso tentano di farla franca nel contempo spremendo soldi, successo, fama dalle rispettive nefandezze. Ci riescono, puntualmente, il che dimostra che hanno ragione loro, che il vero messaggio del figliol prodigo è “fatti furbo”. Perché questi irredenti fingono con certezza? Per un motivo squallidamente concreto. Nessuno di loro caccia personalmente un centesimo o si sottopone a prove più o meno decisive, a sacrifici veri, magari mortificanti. I tesoretti di Corona, di Wanna Marchi e figlia, della Minetti restano dove sanno loro. Nessuno viene risarcito. Loro le mani non se le sporcano, mai li vedremo soccorrere un invalido, un malato terminale, alle prese con qualche lavoraccio sporco e duro. Portano qualche regalino, qualche bacetto, la teleimbonitrice fa la barista a ore a Milano, che è un lavoro dignitosissimo, Erika, che la sua condanna l'ha scontata per scherzo tra partite di pallavolo, permessi premio e reinserimenti alla panna, si occupa di cavalli e gira il mondo. Se è provvidenza, è lievemente classista.

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