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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2014

DUE FOTOGRAFIE

Se c'è un caso in cui dire “io l'avevo detto” è odioso e insieme necessario, è questo. Forse qualcuno ricorderà l'intervista che qualche anno fa mi concesse Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, per un giornale musicale gestito, allora come in passato, da gente che non meritava certi exploit. Era l'inizio di una vicenda processuale disperata, condotta con disperata speranza, ma per la quale arrivai a ipotizzare, anche con l'interessata, l'esito che oggi si è confermato. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ci credeva, aveva l'obbligo di credere in una giustizia comunque. Io però ne avevo già viste troppe, come cronista, e da tempo non avevo più alcuna residua fiducia in questo Stato, in questa Giustizia, in questo Paese. E non avere speranze è l'unica cosa da fare: la verità, unica, vera, brutale, è che lo Stato assolve sempre se stesso, subito o alla lunga che sia. La verità, unica, amara come il fiele, è che per lo Stato un tossico, un perdente, un debole …

NAOMI SHELTON & THE GOSPEL QUEENS - COLD WORLD

C'è qualcosa nel proditorio revival del soul di questi tempi che va oltre la retrologia, asfittica moda di una moda, patetica compulsione al rimpianto. Perché questi dischi di soul non sono neosoul, sono classic soul, variamente declinato ma sempre con la consistenza sapienzale della tradizione. Insomma sono nuovi dischi di un genere vecchio, incisi da interpreti “vecchi”. Gente come Charles Bradley, come Lee Fields, che ha conosciuto il successo solo oltrepassando i loro personali sixties, dopo una vita nel sottoclou del soul più rutilante – e mentre Mick Jagger rispolvera al cinema la leggenda di James Brown.  Prendi Naomi Shelton, questa gospel singer dalla voce ricca di tutte le stagioni, di ciascuna delle circa 70 primavere trascorse. Naomi Shelton da Midway, Alabama, e dove sennò, canta la musica del Signore, canta di peccatori, canta gli stomp domenicali chiesastici - “Levati in piedi bambino!” - ma i suoi toni sono insofferenti di catene, ma l'intensità non la puoi inca…

IL FARO 39/2014

"Vorrei capire perché in Italia non c'è artista degli ultimi 50 anni, perfino Pupo, perfino Povia, perfino Fabio Volo, per tacer di Cristina d'Avena, che di sé abbia rinunciato a dire: ah, io ero scomodo, avevo il mondo contro, ce l'ho fatta contro tutto e contro tutti...".
Il Faro riflette la sua luce sulle pozzanghere, la dirotta fino a lì. Se vi siete riabbonati, grazie. Se non lo avete ancora fatto, grazie in anticipo. Se contagerete del Faro qualche amico, grazie di più. Numero colorato, curioso, irriverente, e... occhio alla pubblicità che non c'è! Il Faro, l'elettorivista di MDP, solo per abbonati, ogni sabato in allegato email.

Il Faro. Tutto dentro.

SMILE TO ME

Magari mi sbaglio, ma ho visto un indizio che secondo me non mente (Lie to Me), un baleno rivelatore, una sensazione lieve ma densa come una profezia. Non stava nelle anime della sinistra intente a contarsi, l'impalpabile pesantezza del Jurassic Park sindacale contro l'insostenibile leggerezza del luna park Leopolda. No, io l'ho visto in un sorriso. Un sorriso non da Gioconda, ma da Venere botticelliana del PD due o tre punto zero, insomma la Boschi. Non la Madonna lacrimante tra i clientes leopoldini e neppure quella condiscente da quel ciambellano di Fabiofazio. No, l'apparizione è stata in un servizio di telegiornale, qualche sera fa. Sorrideva, naturalmente, ma era un sorriso diverso. Cambiato. All'inizio, quando andò a giurare in tailleur blu elettrico, era il sorriso un po' imbambolato di Heidi, tra eccitazione ed ansia, ma chi l'avrebbe detto a 30 anni appena. Era il sorriso dagli occhioni blu come il tailleur, sgranati, quasi in cerca di comprension…

Les Revenants, non chiamateli zombie - CULTURA

Albarn annuncia il ritorno dei Gorillaz - CULTURA

LA CRISI

LA CRISI

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... anche su iTunes, Kobo, Barnes &Nobles, Sony... Da questo ebook il monologo in scena domani, sabato 25 ottobre, al Teatro Leopardi di San Ginesio.

Led Zeppelin, Stairway to Heaven e il plagio - CULTURA

LA CRISI

Tra poche ore, l'ebook. Sabato, in anteprima, il monologo al Teatro Leopardi di San Ginesio

Benvegnù torna con Earth Hotel - CULTURA

IL FARO 37/2014

Quelli veri. Che non mentono.  E gli altri, bugiardi. Il numero della scorsa settimana, con il nuovo disco di Leonard Cohen ed altre considerazioni sulla musica (indieche?) che non gira intorno più. Questo pomeriggio, agli abbonati, il numero nuovissimo, via email. Il Faro. Tutto dentro.

Standing in the Rainbow: ANTEPRIMA: OUR ZOO

Standing in the Rainbow: ANTEPRIMA: OUR ZOO: Il padre di tutti i bioparchi è Our Zoo , serie della BBC appena partita in Inghilterra, basata sulla storia vera di George Mottershead ...

CHI DIVORA UN GIGLIO

Ora chi ammazza un fiore? Chi gli spezza il cuore, lo strizza fra le mani finchè l'anima è polvere per cani? Ora chi sfascia un fiore, cancella il colore, lascia povere ombre in occhi ormai lontani? Chi macella dolcezza, debella ogni carezza? Chi senza tremare compera innocenza o quello che ne resta, chi dall'altra parte torce la testa e dorme nonostante? Chi distorce in rabbia la speranza, chi scatena l'ultima empietà nella gabbia oscena d'una stanza? Chi dell'umanità fa una catena, passa il segno da cui non si torna? Chi condanna e si danna nell'eterno affanno dell'inferno che ha dentro, tutt'intorno, è lui stesso? Chi divora un giglio, spegne il sogno puro, chi l'orgoglio più bello scaglia contro il muro dallo stagno d'un pugno? Chi aggiunge dolore al dolore, spreme sempre più male, orrore dopo orrore, punge il cuore, unge il mare, tinge di nero il sole e non s'accorge quanto è vero che non risorge un fiore?

SENZA FORTUNA

Non ne parla già più nessuno, ne parlo io su un blog da nulla, una pagina nell'ombra. Il fatto è che a Caivano, in uno di quei termitai assurdi straripanti disperazione, una bambina di sei anni lo scorso 24 giugno è volata giù da un balcone, e adesso si è scoperto che aveva subito violenza. Scoperto per modo di dire, perché tutti lo sapevano e lo mormoravano nel termitaio, così come sapevano e mormoravano dell'altro bimbo, ancora più piccolo, tre anni appena, aveva fatto la stessa fine dopo lo stesso supplizio. Fortuna, bella e scarmigliata come una zingarella, scaraventata giù come una cosa vecchia, Fortuna, il cui nome adesso strazia di ironia, era andata a giocare dalla sorellina del piccino morto l'anno prima, nella stessa casa. Tutti dicevano, tutti sapevano ma il terrore regna nei termitai di Caivano. Il parroco don Patriciello se la cava come sempre fanno i preti, rinviando alla giustizia di Dio, ma intanto tutti dicono che tutti debbono parlare, ma nessuno parla. M…

E NON CERCARE

Il segreto è forse spogliarsi di tutto. Senza esserne felici, perché la ricetta di tutte le sette, religioni, credenze, non funziona: rinunciare alle passioni non si può, senza ambizione un uomo è morto, persino una pianta si protende al sole. Bella scoperta, accontentarsi del nulla. Non è accontentarsi, è adeguarsi: ogni pretesa in più è autoinganno. Pure, non resta che questo a volte. Lasciarsi cadere di dosso, come foglie gialle, come tappezzerie sfinite ogni tensione, ogni possibile domani. Accettare di subire la rinuncia, qualsiasi essa sia, e quindi un'altra e un'altra ancora. Abituarsi al dolore, la cosa più sbagliata e necessaria. Alzare le braccia e sorridere, arrivando al punto di non chiedere più niente, neppure una ragione, una spiegazione, niente. Questo è spogliarsi di tutto. Questo è il segreto. Non la noluntas, il nirvana, lo zen. È andare oltre la rassegnazione, che di per sé implica una sconfitta. Non c'è gioia in questo abisso, non c'è colore nell…

Paolo Conte torna con Snob - CULTURA

CRISTINA DONA', PUNTO E A CAPO

Quanta Cristina Donà c'è nel nuovo Così vicini? Tutta e un po' di più, sorta di realtà aumentata del tempo che verrà. Come una pienezza nel momento che non dura, ma è fatto per restare. Della Donà il disco, veniam subito al sodo, più bello, perché più completo, perché più preciso, perché più inafferrabile di una carriera che continuerà ma a questo punto subisce, se non un salto di qualità, comunque un punto e a capo. Disco dalla concezione, ci sembra, discretamente capovolta rispetto al precedente Torno a casa a piedi, dov'erano accordi complessi, estesi, su linee armoniche più orizzontali mentre adesso le strutture sono più a sbalzi, a saliscendi ma cucite da accordi relativamente più pieni, rotondi. C'è questo Saverio Lanza, la cui formazione da Conservatorio pesa e si sente, che funziona da alter ego sonoro di Cristina, in grado non di stravolgere quanto di valorizzare, di tirar fuori tutta l'essenza dell'artista con cui lavora; parafrasando la storia della …

LA GIUSTIZIA ALL'ITALIANA DEL CASO VACCARO

Cose di giustizia all'italiana. All'inizio del 2011 una spedizione punitiva di balordi ammazza a pistolettate il giovane Matteo Vaccaro al Parco Europa di Latina. Vengono condannati in sei a pene pesantissime, uno finisce subito agli arresti domiciliari, dove i carabinieri lo sorprendono stordito di marijuana, quindi evade di corsa e dalla latitanza (verrà successivamente accertato) in Romania, nel settembre dell'anno scorso, scrive a me, poiché mi sono occupato del caso, minacciandomi serenamente come fosse la cosa più naturale del mondo. Segnalo alla struttura di sicurezza specificamente competente che un latitante mi raggiunge via email, e resterà l'ultima volta che ho commesso l'ingenuità di comportarmi da bravo cittadino: se perfino lo Stato ti fa la supercazzora... Con calma, all'inizio del 2014, se lo vanno a prendere: rimpatriato, stava in un casale appena fuori Latina dove aveva festeggiato il santo Natale con la famigliola (anche lei molto frizzante n…

LE SIRENE DI NAPOLI

Abbiamo una naturale fascinazione per Napoli, perché è bellissima, pazzissima, a suo modo integra nel suo essere al di là del bene e del male ma Napoli non può approfittarsi in eterno della sua offesa bellezza e della sua follia. Quello che si legge in queste ore a proposito dei tre balordi che hanno quasi ucciso un quattordicenne in quanto obeso, gonfiandolo con un compressore infilato nel culo, ha dell'osceno: si va dalla teoria dello scherzo, sposata dai genitori dei balordi e dal ceffo dell'autolavaggio teatro dell'impresa, allo sperimentato vittimismo antinordista, al contorto complottismo anti De Magistris, alla immancabile “questione culturale” che al netto dei napoletanismi vuol dire: noi siamo così. Sì, ma non è detto che il mondo debba accettarlo. Intendiamoci, mascalzonate come quella dell'autolavaggio non hanno patria: ma è il modo di giustificarla, per poi romanzarla, per infine epicizzarla, che non si sopporta, non si accetta più. Napoli, il suo anarchism…

IL FARO 36/2014

"Il padre di tutti i bioparchi è Our Zoo, serie della BBC appena partita in Inghilterra, basata sulla storia vera di George Mottershead, un reduce della prima guerra mondiale che non riesce a guarire dal suo stress post traumatico...".  Il resto (e tanto altro) su questo numero del Faro. In spedizione agli abbonati via email da sabato 4 ottobre. Il Faro, l'elettrorivista di MDP.

Le rockstar e il rapporto col cancro - CULTURA

IL SUO MONDO

Adesso io non vorrei tornarci sopra, perché c'è di più urgente al mondo e perché dopo i sorcini m'assediano col loro pensiero zero. Ma il fatto è che il relativo Zero, il cantante, dopo tanto promettere sfracelli se la cava con una mostra retrospettiva su se stesso medesimo di persona personalmente, neanche tanto a buon mercato perché andargli a render grazie costa una ventina di euro. Che uno a tutta prima pensa, ma li mortacci se è questo il modo di far soldi facili campando di rendita. Poi però ci ritorni sopra e sospetti che forse non sia tutto lì, che ci sia una cifra più sottile sotto questo Zero autoreferenziale, questo perenne amministrarsi, questo caso più unico che raro di passato dissodato a forza di rivangarlo. Perché dunque un simile carnevale di ricordi, di canzoni, di copertine, immagini, costumi, materiale, pare, inedito e fin qui privatissimo? Il profumo del successo, il suo clamore, non può essere: ne ha più di prima, dopo averlo momentaneamente smarrito. Al …

FIGLI DI UN COGNOME

Ci son di quelle cose che se le dici passi subito per gomblottista, ma se non le dici ti senti omertoso. Allora proviamo a mettere in fila i fatti e solo quelli, anche se già così la malizia è insita. Il fratello della presidente della Camera Boldrini, che è un pittore non ispirato al realismo socialista, bensì metafisico, di colpo espone al Maxxi, gestito dalla compagna, in senso lato, Melandri, e in altri musei capitolini. Bene bravo bis. Ora, l'associazione sorge spontanea: potere uguale opportunità. La Boldrini di turno, a questo punto, potrebbe salvarsi nel solito corner di tutti i potenti: che ha fatto di male mio fratello per essere mio fratello? Ma così è troppo facile, è distogliere l'attenzione, dirottarla nel vittimismo; si potrebbe, per esempio, controdomandarle: cosa hai fatto tu di male (o di bene) per essere sua sorella? Il fatto è che dove c'è potere, c'è casa. L'ex rettore della Sapienza Luigi Frati aveva trasformato l'ateneo più mastodontico d…

SENTINELLE SENZA POESIA

Appreso dell'esistenza di questo movimento delle “Sentinelle in piedi” contro le famiglie omosessuali e più in generale i diritti dei gay, mi aveva preso subito una gran voglia di scialar d'ironia, anzi sarcasmo: invece mi sono sgonfiato come un sufflè, ritrovandomi prigioniero d'una gran tenerezza. Non per questi imbecilli, va da sé, e men che meno per i gay come categoria, perché io non sopporto le categorie, poi tendono ad eccedere. Men che meno ancora per questioni di collocazione politica, perché io non sopporto le militanze: sono sempre categorie. Per le persone. Tante ne conosco, e mi son visto i loro occhi, che vogliono solo una vita libera, la possibilità eventualmente di metter su famiglia, a modo loro, che poi non è diverso dal solito modo. E mi ha preso la tenerezza (non il pietismo: bada bene), perché non capisco proprio questa fobia, questa ossessione, questo volersi considerare avulsi più che diversi: ma che cazzo vorrebbero, queste sentinelle? Cosa temono, …

BREVE STORIA DI UN NESSUNO MORTO PER NIENTE

La storia del pakistano Shahzad ucciso a freddo nel quartiere romano di Tor Pignattara un mese fa era orrenda e resta orrenda al limite del grottesco. Pasolinismo senza Pasolini, senza neanche una immagine di questo povero Cristo di 50 chili, con un figlio mai visto in patria, qui da quattro anni, che camminava recitando il Corano dopo un lutto recente, cosa non gradita al ragazzotto Daniel, che almeno il nome evada dall'infero borgataro senza tempo. La plebe, compatta a difesa del diciassettenne assassino, addusse la provocazione, l'ubriachezza molesta, ma i primi riscontri, tra i quali l'autopsia, hanno confermato che il pakistano non beveva, pregava, non infastidiva nessuno e il balordo colpì ripetutamente per uccidere, incitato dal padre. Almeno secondo sporadiche testimonianze raccolte dai carabinieri ma già in odor di pentitismo, perché a Tor Pignattara non si scherza. Adesso l'omicida diventa carne per don Mazzi e il padre è indagato per dolo eventuale, ma perch…

LE VESTALI

Per carità, stancare i tolsciò hanno stancato, formula vacua, usurata, autoreferenziale, però il dato andrebbe, come si dice, contestualizzato, nel senso che tranne un paio d'eccezioni i tolsciò son sempre stati pascolo della sinistra, da quella intestinale del PD a quella parassitaria dei movimenti, che sono la faccia presentabile, ma neanche tanto, della sovversione. Ecco, sono questi ad avere stancato oltre il tolsciò, cioè il contenuto eccede il contenitore, cioè nunsereggonopiù. Questa è tutta gente che ha campato una carriera sul regime, sulla vigilanza democratica, sulla spocchia dei migliori finché a lungo andare qualcuno ha cominciato a chiedersi: ma varrano davvero qualcosa, tutti 'sti milionari a fondo perduto? Ed è partita la valanga. Massimo Giannini sembra Epifanio, Floris è un culobasso, Santoro è riuscito ad andarsi sui coglioni da solo, Fazio è una macchina della saliva, la Gruber adesso va di moda rimpiangerla, prudenzialmente, ma è sempre stata poco più di u…

GLI INDECENTI

“Profezia che si autoadempie” è qualcosa che deve succedere perché deve succedere, perché lo si è detto, perché qualcuno lo ha deciso. La più gettonata del momento è la grazia a Corona, roba che mette d'accordo vip e giornalisti di diversa estrazione, da Facci a Travaglio passando da Feltri. Tutti concordi nel puntare il dito sdegnato contro la “eccessiva severità” della giustizia, insomma sta pagando troppo, dicono i vip, inorriditi dal saperlo al gabbio anziché sulle barche, nelle saune, le disco, i ristoranti, i posti che tutti loro frequentano abitualmente. Ci sono errori giudiziari? Non si direbbe, Corona ha preso 9 anni per tre diverse sentenze, nessuna delle quali contestata; c'è solo un calciatore che, non in corso di processo ma molto dopo, ha raccontato di avergli sganciato trentamila euro non dietro ricatto ma così, per simpatia umana. Motivo per cui i vip sostengono che nove anni per un rapporto amicale con un calciatore siano uno sproposito. Quelli come Travaglio …

LA CRISI - Cronache dalla fine dell'Italia

E voglio cantare la crisi, la voglio cantare così questa bestia che non si può uccidere e che morde, divora, corrode. La voglio cantare non coi numeri, i dati, le cifre ma coi racconti di quello che è stato, i sorrisi che ho visto piegarsi e spaccarsi, gli sguardi inondati di niente, le fatiche che si sono spente. Voglio riesumare le cronache di un giorno, scritte perché nessuno le ricordasse. Voglio metterci la faccia e la voce, a costo di deludere, di fare stare male. Perché la conosco questa bestia immonda. Perché è quella di tanti di noi. Perché questo, in fondo, è il mio mestiere. Non affogare nelle perversioni, non piacermi così tanto allo specchio, in una bettola televisiva. Ho trovato un teatro, mi basta una luce e qualche goccia di piano. Mi basta che ci siate, perchè viva ciò che è morto.
Sabato 25 ottobre, ore 21,30 Teatro Leopardi di San Ginesio
Voce narrante Massimo Del Papa Improvvisazioni musicali Paolo Del Papa

IL FARO 35/2014

In spedizione agli abbonati via email da sabato 27 settembre.  Il Faro, tutto dentro

CHEAP WINE - BEGGAR TOWN

Forse mi sbaglio, sicuramente sbaglio ma io di questo disco mi sento complice. Perché so esattamente dove e quando ha cominciato a germogliare. Nella mia cucina, una sera di un autunno fa, davanti a un vassoio di pizze. Marco Diamantini ed io ci raccontavamo le rispettive sciagure, né poche né lievi, e alla fine, come a volerle riassumere, me ne sono uscito: quando cominciate a lavorare a un nuovo album? Non lo so, mi ha risposto Marco, non so da dove cominciare, tutto è troppo contorto, ho un grumo enorme che non riesco a sciogliere, ho così tanto dolore da dire ma non posso ancora superarlo. È la tua fortuna, risposi, devi solo lasciare che esploda. Lì il fiore del male cominciò a spuntare, e quasi un calendario dopo ecco qua Beggar Town. E' il primo album di 10 dei Cheap Wine dove le parole sono più importanti della musica, dico meglio, dove la musica, mai così epica, si mette al servizio delle parole, ne diviene ancella. Di lusso, ma ancella. Perché quelle parole non sono più …

AC/DC ROCK OR BUST UN RITORNO AMARO

RADAN, INSHALLAH

Quattromilacinquecento vi sembrano pochi? Dipende, tutto o quasi è relativo a questo mondo ma se la cifra corrisponde ad altrettanti casi di sparizione forzata, oltre a 500 desaparecidos, oltre a 640 detenuti illegali, oltre a un numero incalcolabile di soprusi e di torture, la faccenda diventa inquietante. Succede nel Saharawi, che a naso sta in Africa, avrà a che fare col deserto, ma che in quel lembo occidentale di sabbia subissero dal 1975 la ingiusta occupazione marocchina, io neanche lo sospettavo, voi che leggete nemmeno, è storia vecchia, neppure i figli di nessuno sono uguali, certe cause non sono spendibili, non hanno padrini mediatici, sono alberi che cascano in un fragore desolato. Spariti nel silenzio del mondo. Ultima colonia africana il Sahara occidentale, ed è una colonia africana sul serio, di africani su africani perché gli uomini sono gli stessi dappertutto, specie nella violenza e nel sopruso. Mettici che le pulsioni autonomiste oggi non sono di moda, coperte dal s…

PETER POP

A fine anni '80 “la droga dei nostri giorni” era il pesto, oggi invece è il pop. Tutta una colata di panna pop per montare il nulla: i festival di filosofia, ribattezzati popsophia, con l'”h” pop, chiamano pornostar edotte nell'unica epistemologia dell'ingroppata, a un convegno di urologia hanno invitato Rocco Siffredi, i talk show sono pop e i loro conduttori sembrano Epifanio, come Giannini, o uno stoccafisso come Floris, gli intellettuali sono fotocopiatrici ovvero la quintessenza dell'utensile pop, gli ospiti sono una compagnia di giro più circense che pop, gli scrittori sono pop, abbreviativo di poppanti, i cantanti si sono tutti poppizzati anche quelli che volevano fare la rivoluzione armata, nelle radio private da battaglia, che stordiscono gli ascoltatori a mazzate di retorica equa e solidale, dicono che bisogna rendere il palinsesto più pop, la politica è pop cioè in mano a gente che pare uscita da un fumetto, e di sicuro si è nutrita di quelli, la religio…