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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2016

BURATTINO

Impazza il burattino Lo spazio d'un mattino Un attimo divino, poi Ritorna inanimato Di polvere perduto Quelle povere membra Son tutte attorcigliate Ormai dimenticato Dalle luci abbassate Non salgono più voci Povero burattino Dai giorni mai felici Tu non puoi avere amici Tu non emetti suoni, i tuoi Scatti hanno un padrone La volontà è finzione Quando riscatterai Il tuo vivere mai False storie di guai Sono eterne, lo sai Saltando fin che puoi Anche se non vorrai Burattino che sei In catene rimani Per tutti i tuoi domani E una lacrima muore Negli occhi prigionieri Se il tuo cuore di legno Non può volare ancora Ancorato ad un sogno Che ogni notte ti stanca Via da teatrini vecchi Pieni di burattini Dall'antica paura Della lama che tronca Quell'eterna tortura Essere posseduto Essere abbandonato Essere per non essere Una volta te stesso Sei contorto sei inerte Burattino stravolto Diverti un'altra volta Una folla di mille Bambini nella piazza Ti battono le mani E ti spezzano il cuore Crudeli spettatori D'un distorto des…

GUARDA LA VITA

Tu non sei altri al mondo Che il mio canto disperso Tu sei l'eterno forse Che chiude ogni discorso Tu sei chi non sarei Se tu non fossi tu Abbiamo superato Scosse peggio di questa E già il coraggio mosse Ciò che restò di noi Ma non vedi che ormai Adesso siamo vita Rude ostinata nuda Così com'è venuta Non capisci che questa Solo questa è la vita Giù nel rifugio insieme Ostinati pirati Protetti dalla luna Perfetti come siamo E tutto il resto è niente E tutto il resto è invano Guarda ti prego guarda Che domani è già tardi Guardala cosa aspetti Guarda la vita e smetti Di cercarla lontano Non lo vedi che intanto Che inventiamo un momento Dallo sbando più immane Sta nascendo un incanto

IL FARO 38-39-40/2016

38 ... che a dar retta agli strateghi perdi i confronti, come il reprobo Trump. Che la gente si indigna quando non può più rubare o trasgredire. Che a forza di prevenire, si crepa sani ma si vive malati. Che la cosa più ingiusta di tutte è la Giustizia. Che il pianeta non ribolle proprio per niente, ma bisogna truccare i dati così danno altre paccate di miliardi per le energie rinnovabili, quelle che non rinnovano niente (dati, cifre, situazioni, tutto certificato: continua la campagna del Faro contro il riscaldamento delle balle). Che la Vespa compie 70 anni ed è una storia tutta da leggere (uno speciale del Faro). Che Ryszard Legutko sulla dittatura di pensiero della UE ha ragione da vendere. Che il movimento di Grillo ha bisogno di un premier, e la Brigliadori fa al caso suo. Ma che altro vuoi in un solo numero? Però solamente se ti (ri)abboni: garantito. Il Faro, riempie il tuo fine settimana. Garantito.
39 Tutto: il rieccolo Santoro in una tivù decrepita; la cronaca di una abiura …

Icardi, Vacchi & co: i simboli della società del vago

LUCE NELLA LUCE

Ecco quel giardino, la panchina Campione bambino, quanti gol Fatti quasi soltanto per te E il racconto poi di quel che sai La panchina, rifugio per noi Luce nella luce giurerei Ecco là il mio piano per il blu Di giornate a scale, accordi mai Sempre un po' scordato, ti dirò Lo ricordo il concerto per te Che mi salutavi andando via E quegli occhi chi li ha visti più Ma da allora sono ancora qui Poster nella mente, storia in me Scendo la stazione del metrò Mi è sempre piaciuto stare giù Dove l'aria è greve e ti circonda L'odore dolciastro della gente Non c'è più quel mondo ch'era mio Come neve s'è disciolto in sé In ascolti di canzoni ed io Con la neve nei capelli ormai Lo rivolto dal dolore in poi Perché niente è presente così Come un volto, un viale che hai perso Ma quel sole dal sapor d'incenso Quella pioggia sul balcone è là Se ci penso forte è ancora là Dentro ci rientro e tu ci sei Ogni volta che ti cercherò Dall'amore in poi mi troverai Misteriosa attesa, stella mia Poster dal col…

Lazarus: Bowie muore ancora, per l'ultima volta

"IO NON HO COLLEGHI"

Mette sgomento la polemica da pianerottolo dei gossippari tra Selvaggia Lucarelli e Filippo Facci che si rinfacciano l'amicizia con Corona. E lo mette non solo, kantianamente, per l'oggetto in sè ma per le conclusioni che Facci, l'unico in questa storiella da considerare come giornalista, spende pro domo sua. Che dice il Facci? Le stesse cose di prima (del nuovo arresto), opportunamente rivedute e corrette: Corona si è sempre saputo che soggetto fosse, però una condanna a 14 anni era troppa, così lo hanno liberato, però poi lo hanno dovuto reingabbiare, perché insomma lui è così e però la magistratura è colà, però troppo facile adesso azzannarlo quando ci si è fatto letteralmente lingua in bocca come la Lucarelli (e qui ha ragione, la bloggettara ha il vizio di fare la morale su cose nelle quali è implicata), lui, per esempio - e qui scatta il guizzo blasè di chi ha fatto il militare a Cuneo - al Corona gli presenta libri e gli ha pure prestato l'appartamento per un se…

ERA UN BAMBINO

Succede di continuo che qualcuno - anche stamattina, un'amica, a microfoni spenti - mi dica: mah, sai, tu sei uno che va giù duro, uno che spara, un fustigatore. La cosa non mi dispiace né mi lusinga, però capisco che di me si percepisce una corrente, una tensione, e questo mi fa pensare. Sempre. Perché mi costringe a specchiarmi in quel volto di bambino che ho perduto chissà quanto tempo fa, e chissà quando. Era un bambino che correva sempre in soccorso, che non conosceva l'aggressività ma solo l'affetto, e che non sapeva difendersi. Era un bambino che ascoltava i fili d'erba crescere, e sapeva percepire il disagio dei compagni. Era il bambino che le prendeva, che non sapeva reagire, e che, nei combattimenti giocati, a volte subiva per dare una consolazione a chi era ancora più debole di lui. All'ultimo dei compagni. Adesso mi dicono che sono terribile, ma io non direi di avere mai inteso questa faccenda dello scrivere come rivalsa: no, è tutto il contrario. E'…

Dario Fo, vita e morte di un giullare militante

Bob Dylan? Strano, ambiguo e geniale come il suo Nobel

San Camillo, l'ignobile scaricabarile di un Paese senza pietà

Tyson Fury, la droga e gli eterni demoni della boxe

FARO 35 - 35 - 37 / 2016

... e di quelli con la boccuccia che cambia verità stagionali; e di chi fraintende liberalismo con autoritarismo, ovvero tutto il contrario (considerazioni sintetiche su Hayek, Mises ecc.); e di chi confonde carognismo e umorismo (ancora qualche spunto fresco sulla faccenda del terremoto di Charlie Hebdo; e di chi elargisce bestialità quasi ex chatedra circa il surriscaldamento surreale del pianeta; e di chi filma quelli che l'aspettano perché le fanno pena (ogni riferimento non è affatto casuale); e di chi invoca severità, perdio, ma non quando sguidazza telefonando perché c'è di peggio al mondo. A margine, due parole sull'ultimo di Nick Cave... ... ah, questi vippi. Che viaggiano in loculi. Che finiscono ai reality. Anzi ai talenty. Che si fanno fregare le foto "hot". Che vanno in televisione (ma non sanno niente di okkupazione in Palestina). Che truccano i dati sul ribbollimento globbale su wikipedia, la biblioteca vippa. Che straparlano di razzismo ambiental…

ANCORA E ANCORA

Macchie di città io troverò
Nei recessi reconditi del cuore
E la sincerità che non mi muore
La userò per cantare di te
Ancora e ancora, perché voglio così
Questa vita è una foglia di tempo
Che il fiume della fretta porta via
Una fetta di dolce troppo spesso
Avanzata per stupido pudore
Macchie d'amore ancora caverò
Dalle mie ferite più profonde
Altrimenti non serviranno a niente
Ma io ti debbo dire ancora e ancora
Dell'amore che mi ondeggia dentro
Nonostante tutto come un campo
D'impotenti girasoli che
Mentre vivono di luce moriranno
Io non so guarire la condanna
Di gioire di farfalle e ombrelli
Di vedere stelle dentro il salto
Che nell'aria un gatto spicca e ancora
E un'altra volta ancora il mio peccato
Sarà non imparare la lezione
Del silenzio nella distruzione
Del sorriso bruciato da estati
Senza mai difesa senza scampo
Fermo sulle gambe già in attesa
Di un bacio qualsiasi del vento
Che si posi sulle cicatrici
Che riposi i miei pensieri atroci
Voli di dolore ancora e ancora
Scivolare d'ali…

SABATO E' UNA SIRENA

Un mattino di sole. Un giorno uguale a un altro, eppure insiste. Si veste di promesse e tu gli credi, perché hai voglia di sabato. Allora, quando la scuola durava appena meno e poi si scappava a giocare a pallone dentro un prato, e così oggi, che palloni non ne ho più e ogni sabato è routine di cose da fare. Fossi ancora in città, salirei sulla Vespa per il centro, a vedere la gente sempre diversa e uguale - ed è questo che mi manca della città. Perché, invece, vedere la gente sempre quella è un brutto invecchiare, te lo dico io. E il sabato è un dialetto, diverso sotto ogni campanile, ciascuno un tempo suo, una abitudine speciale di perdere tempo, di ritrovare rituali, di ascoltare la radio, di guadagnare la sera. Io nel traffico correvo via, infilavo gli ultimi scampoli di mercato rionale, musicassette finte che pompavano bassi, verso il campetto che ci aspettava, poi un attimo ed ero a casa, coperto di gloria da mandar via in una doccia, solo per uscir di botteghe, ritrovandomi con…