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Visualizzazione dei post da Maggio, 2017

PETER PAN TOTTI, GIOCATORE SIMBOLO NELL'ERA DELL'IMMATURITA'

LO SAPEVO CHE QUEI DISCHI

Escono di continuo dischi anche belli, interessanti, che vale la pena di conoscere, e che tramite internet è più facile oggi intercettare. Escono di continuo, però non trovo più i dischi da domenica mattina, quelle canzoni anche serie ma non seriose, quegli album curati, studiati ma il cui effetto definitivo era regalare leggerezza, a volte lieve, altrimenti pensante, ma con la pretesa umile di accompagnare. Non d'imporsi. Ma sì, dico i dischi da domenica mattina, che puoi mettere su mentre sbrighi faccende accumulate dalla settimana, perdi amabilmente il tuo tempo, ti fai gli affari tuoi. Quei dischi che in un attimo diventano parte di te e lo sai, che puoi riascoltare da capo senza sfinirti, puoi portarteli in viaggio, puoi rimetterli nelle cuffie per ascolti più approfonditi (e in quel caso scoprirai che tutta quella brezza era attentamente pensata, calcolata, un mostruoso lavoro di malizia, di artificio a togliere). E così torno a rifugiarmi nelle vecchie complicità, le rispol…

MORTE DI UNA NUVOLA

Non avevo mai visto dissolversi una nuvola E' qualcosa di atroce, ti fa quasi paura C'è un pugile che sferra un colpo poderoso Un quadro fatto d'aria, sospeso dentro al cielo Un quadro tutto bianco, perfetto e surreale Poi mentre lo rimiri comincia a consumarsi Così sotto i tuoi occhi, va via come un pensiero Si scioglie chissà dove e non lo puoi afferrare Perché l'inevitabile è il destino più facile E' l'ultima campana dopo che hai detto basta Vedi che combattiamo da soli sotto il sole E non serve esser forti, sopportare il dolore La morte di una nuvola è un pugile che perde L'incontro con il vento e nessuno l'avverte Addio: non c'è mai stato; su di lui s'è richiuso Tutto l'immenso azzurro che l'immenso contiene I miliardi di nuvole e stridori d'uccelli Di preghiere e di sguardi, aeroplani e saette E di bianchi boxeur che in un letto immanente 
Si rifugiano stanchi in un urlo di niente

STRISCIA CONTRO INSINNA, VERNACOLARE VICENDA ALL'ITALIANA

VIRGINIA RAFFAELE E IL VIZIO DEL GROTTESCO

UN CASINO DI MELE

AMAZON
SMASHWORDS
e su tutte le piattaforme di ebook

Perché i giustificazionisti, più o meno melliflui, dello stragismo islamico mi irritano e, dopo un certo numero di contorcimenti, tolgo loro la possibilità di continuare? Anzitutto per la mancanza di rigore logico. Contorcersi, giocar di sponda, alludere, sono tutti esercizi che qualcuno trova affascinanti, ma per me sono solo indice di una difettosa connessione dei pensieri, e di quelli verso la realtà. Tradiscono tutta la fragilità di chi, volente o nolente, ha ceduto ad un certo indottrinamento e non può né, per ciò stesso, vuole risolversi ad uscirne. Insomma, l'unica realtà che vede è quella che non c'è. In altre parole, mitizza. Mitizza quelli che lo odiano, che vorrebbero annientarlo. Non è un problema mio, potrei osservare. Invece lo è, perché questo modo labile di ragionare, che porta alla giustificazione, alla confusione, scatena effetti collettivi, che riguardano anzitutto le vittime (non più viste come tali o almeno…

CHI DIVORA

Ora chi ammazza un fiore? Chi gli spezza il cuore, lo strizza fra le mani finché l'anima è polvere per cani? Ora chi sfascia un fiore, cancella il colore, lascia povere ombre in occhi ormai lontani? Chi macella dolcezza, debella ogni carezza? Chi senza tremare compera innocenza o quello che ne resta, chi dall'altra parte torce la testa e dorme nonostante? Chi distorce in rabbia la speranza, chi scatena l'ultima empietà nella gabbia oscena d'una stanza? Chi dell'umanità fa una catena, passa il segno da cui non si torna? Chi condanna e si danna nell'eterno affanno dell'inferno che ha dentro, tutt'intorno, è lui stesso? Chi sperde i gigli in soffi di chiodi, li odia perché è un buffo pupazzo di niente? Chi divora un giglio, spegne il sogno puro, chi l'orgoglio più bello scaglia contro il muro dallo stagno d'un pugno? Chi aggiunge dolore al dolore, spreme sempre più male, orrore dopo orrore, punge il cuore, unge il mare, tinge di nero il sole e non …

FARO 20/2017

Già dal titolo, si capisce: numero dedicato all'antica arte di ignorare i problemi, di non vedere quel che incombe per vedere quel che non c'è ma si desidera. Eccoci qua: la Francia ha "scampato il pericolo": già, ma quale? Ci ha guadagnato; sì, ma cosa? E l'Italia? Come sempre, scimmiotta e scimmietta. Poi, vivere di compromessi, dalla legittima difesa ai migranti alla politica economica: per non scontentare nessuno, si scontentano tutti, o quasi. E i magistrati? Debbono tacere o possono, o addirittura, debbono parlare? Dipende... E' tutta questione di propaganda, e tutto è propaganda... A proposito: che fine ha fatto Igor il russo? Dovremo ricorrere per sempre a Chi l'ha visto? E perché sui ciclisti travolti dai pirati la verità si dice sempre a metà? Infine: le questioni bancarie non c'entrano, il resto sì: la Boschi comincia seriamente a pesarci, con tutta la sua insostenibile leggerezza. E' grave? No, è grave non leggere il Faro, cioè non abb…

INERMI

Dopo l'attentato a Manchester la gente ha continuato a farsi i fatti suoi come non era mai successo, a maggior ragione in presenza di una strage che coinvolge adolescenti e bambini. In quegli specchi deformati ma tutto sommato fedeli che sono i social network, a parte qualche commiato di facciata, dominano come ogni giorno le facezie sulle piccole sfighe, le beghe quotidiane, le flatulenze narcisistiche, e poi quel bel tipo che ha inventato Twitter ha il coraggio di attribuirsi l'invenzione di Trump. Il cordoglio retorico e travolgente che si era avuto per il Bataclan, per il mercato di Berlino, completamente disatteso a parte le immancabili idiozie testuali – una ha incolpato la cantante Ariana Grande di chiamarsi così, fomentando il razzismo – e anche grafiche, questa volta le orecchie di coniglio listate a lutto, simbolo della popstar, una ragazzetta per le ragazzine. Se ne deduce una saturazione della paura, una rassegnazione irreversibile: a chi tocca tocca, inutile perde…

MANCHESTER, LA CITTA' DELLA MUSICA COLPITA AL CUORE

CAPACI, E VIA D'AMELIO

Bastano le motivazioni interiori? Bisogna arrivare a pensare, a sentire come Paolo e Giovanni (Borsellino e Falcone, ndi), considerare inevitabile la propria fine. Questa è la loro storia: la storia di due che sapevano che sarebbero stati presi di mira, che sarebbero rimasti progressivamente isolati, e che avrebbero fatto quella fine. Tra loro scherzavano su chi ci sarebbe arrivato prima: “Tocca prima a me o a te?”, dicevano. E poi l’hanno fatta quasi nello stesso momento. Quasi… Sì… Che reazione ha avuto? Umanamente… lo so che è una domanda stupida, però io voglio sapere la sua reazione di uomo, anche di fratello maggiore, di padre professionale, di amico. Cosa subentra dopo due tragedie così: la rabbia, l’accasciamento, la resa… (lungo silenzio, poi un sussurro, quasi un sospiro parlato)… io so soltanto che… seppi sempre di sera, per ciascuno dei due attentati, Capaci e via D’Amelio. So che mi trovai all’improvviso su un aereo, dopo un turbine di telefonate, e quando scesi mi ritrovai in…

QUALCOSA NON TORNA

Ancora su ponti muri e marce. Vivo in un paese di mare, e tra un mese ci sono le elezioni: il lungomare è una passerella di clandestini che vendono di tutto, notoriamente per conto della camorra. Nessuno si azzarda a dire una parola, non il sindaco uscente, che niente vede e niente fa, non lo sfidante, un tipo tutto legge e ordine, ma fino a un certo punto, gli stessi leghisti, che qui dovrebbero essere tre o quattro, per non passare per razzisti non fiatano e i vigili non passano e, se passano, salutano. Che bella integrazione: ho visto qualche (eterna) candidata, di destra, contrattare: no, cinquanta euro per 'sta borsa sono troppi, è una imitazione, te ne do venti, e l'altro che le rideva in faccia: del vucumprà storico non hanno più niente, li ho osservati e ho notato, con sollievo, che nessuno di questi venditori fuorilegge è patito, scavato o ha l'aspetto sofferente, mani curatissime, telefoni alla moda, non hanno neppure lo scrupolo di farsi vedere un po' dimess…

IL CARTELLO

Il tizio africano col cartello “più salvati meno Salvini” ieri alla marcia stradaiola, nel senso di Gino Strada, no muri di Milano è uno messo lì a fare quel che gli dicono di fare (insieme agli altri, carnevaleschi, con identici cartelli No Minniti, No Orlando, per dire no ad ogni dovere e responsabilità, sì a tutto quello che pretendiamo). Uno che non ha alcuna coscienza che non sia quella del mi spetta, un rivendicativo sindacale che vive felice perché è stato adottato come testimonial e ha finito i suo problemi. Ma gli altri? Il reprobo, Salvini, gli ha risposto su Facebook ricordandogli l'accoglienza dei 13000 morti affogati finora: non è un problema del tizio col cartello, lui vive bene facendo l'uomo sandwich dei “borghesi senza problemi” come il sindaco Sala, di cui parla il sociologo Ricolfi per dire gente altruista a parole, egoista e falsa nel concreto. Più salvati, meno Salvini: come, quando? Questa, sarebbe integrazione? I muri ci sono ovunque, checché ne dicano p…

PORTAMI

Portami dove non sono mai stato Dove cresce un sorriso di parole Scorre l'acqua di giorni silenziosa E il volo di un abbraccio ha ancora senso Portami nell'incognita riscossa Dove seguo la traccia di te Arrivo ad aiuole che bambini Possono calpestare come in sogno Ed è in sogno che spremo un cuore rosso E ne esce una teoria di fiori Del color del tempo riscattato Tutto brilla nella notte stesa La tua mano tesa che la mia Prende dolcemente, porta via Da spirali stupefatte e folli Mi conduce dove mai non fui Ma ritrovo il fiume, riconosco L'inaudito dove sono stato Ho lasciato spigoli di me E tra vicoli di vita gocce Di momenti rivedo, quasi specchio Nelle trecce di questi frammenti Ciò che resta di una storia a brandelli Luccicare tremulo di stelle Che nasconde più che non si dica Ma non è importante, m'hai portato Dove sono già stato e mi aspettavo Qui c'è pace, più nessuna attesa 
Solo voce di una luce accesa

A TEMPO PERSO

L'Italia non si smentisce mai, è il posto dove se chiedi che ora è ti senti rispondere: premesso che non sono contro a priori, però è giovedì. La Stazione Centrale di Milano è un riconosciuto bordello multietnico dove la cosa migliore che ti può capitare è essere scippato e la peggiore venire infilzato, come succede a uno sbirro e un militare, finiti all'ospedale vittime di un maghrebino spacciatore radicalizzato islamico; la settimana scorsa altri due poliziotti sono stati pestati duri da un ivoriano pregiudicato che, spedito davanti al giudice, ne è stato immediatamente rilasciato con la formidabile motivazione: è insofferente ai controlli. A fronte di una casistica quotidiana, anzi oraria, che ti fa la Milano progressista e multikulti, sindaco Sala in testa? Una bella marcia “antirazzista”. Scusate, cosa cazzo c'entra? Perché la polizia staziona davanti alla stazione, impedendo tragedie tutti i minuti, arginando un tracimare di disperati pericolosi e alterati? Davanti a…

CHRIS CORNELL E QUEL SOLE NERO NELL'ANIMA

FARO 19/2017

Adesso che le inchieste portano alla luce le ambiguità e i venti di crimine sulla gestione dei migranti, nessuno parla più e, come previsto troppi indignati della prima ora rischiano di farsi infilzare da uno come Di Maio. Ma che fa? Non è questo il Paese di Alitalia e i Centurioni? Dove uno come Emiliano può andare in radio a canticchiare “Garibaldi fu ferito”, alludendo a se stesso? Ancora Concertone: chi lo ha presentato, come mai, con quali amici? Con vari rinnegati, raccomandati e pentiti. Un ritratto di “Sottiletta”, la piccola Joanie morta quando si spensero le luci per lei, e sopravvissuta sempre più a stento. Perché ai nostri progressisti democratici il ciccione desposta della Corea del Nord non dispiace affatto? Il Sole 24 Ore, quando la crisi scatena conseguenze anche positive. Il giornalismo ha tanti problemi? Sì, uno in particolare: ma non parliamone, tutti zitti, muti, mosca, tomba: più la rete è aperta e democratica, e più ti vieta di discutere. Il Faro invece parla, e …

PIANTO SOLO

Troppe volte io ho visto morire Da cani, dopo una vita da cani Troppe volte ho visto il silenzio Distruggere colle sue trombe le mura Di Gerico della gioia immatura Troppe volte ho visto non tornare I conti e i partenti sulle gambe D'una rassegnazione coraggiosa Troppe volte mi son visto anch'io Con in mano una domanda rotta Fatta d'un urlo disperato e muto Troppi sorrisi ho visto accartocciarsi E troppi altri fiorire immeritati Beffardi, dal sapore di merda E ho visto sempre il tonfo nella neve Di chi perdere proprio non poteva E ho visto chi il trionfo se lo compra E ho visto troppe danze intorno al totem Dopo un pasto di speranze tolte Ho visto il parco dei divertimenti Di chi gioca sporco e non si pente E nessuno m'ha spiegato ancora Il senso di un neonato che muore Di tortura, di fame, di paura Per l'errare d'una strada infame Allora, bisogna scomodare Un presepe che ci hanno raccontato Un atto della volontà di fare Torto alla ragione e al sentimento Bisogna essere matto come un san…

OMICIDIO EMMANUEL, FERMO RIABBRACCIA IL "SUO" AMEDEO

LA GIOSTRINA

La vita passa, io non ho più voglia Di portarmi fiori sulla tomba E preghiere quando viene sera Nel silenzio di una chiesa scura La vita passa, il parco torna vuoto S'addormenta la giostra a cavalli Dai grandi occhi spalancati e vacui E i bambini un giorno scendono per sempre E per sempre li rimpiangeranno ma Il coraggio di risalire più Niente è come l'hai voluto tu E la vita passi e tu la vedi, lascia La sua carezza d'acido sul volto E in quel gorgo che anima chiamiamo E ogni giorno un'agonia e ogni notte Una morte che la spendi bianca La speranza piegata al passato E la penna sul cappello al vento Che fa cigolare la giostrina Tornaci quando non c'è nessuno Scegliti il cavallo che t'aspetta Quello con più spalancati gli occhi E lui ti dirà la verità Che sai già mentre la giostra langue Che la vita passa e non si muove Questa vita ch'è tutta una prova E tu provi e invano butti sangue

QUANTUM, IL NUOVO POTENTE E SUGGESTIVO ALBUM DI ONORATO

L'EQUIVOCO DI CHIAMARE "SUICIDIO ASSISTITO" LA FINE DI UNA NON VITA

MI TROVERAI

Mi troverai nel sangue Tu come chiunque non ha voluto ascoltare La brezza di un morire incredulo Rinverdito ogni giorno nel cavo delle mani Mi troverai nei suoni del deserto Di città, sotto la coltre della sera Quando sollievo e angoscia s'innamorano E teorie d'alberi indicano la strada Che non porta in nessun posto, che rimanda Ai passi consumati mille volte Mi troverai in te stessa, lo sguardo d'un rimpianto Annientato da pietose sirene Disperso nel lampo del tramonto Che sbatte sul balcone del tuo autunno

FARO 18/2017

Perché la sinistra sbaglia a difendere a spada tratta le ong, tutte, senza distinzioni, senza dubbi né prudenze di sorta? Quale correlazione c'è tra salario di cittadinanza grillino ed esplosione dell'immigrazione (a livelli che cancellerebbero quelli attuali?) Cosa succede nella Francia multietnica, e perché il suo esempio viene propagandato come vincente anziché problematico, specialmente in una prospettiva assai prossima? Cosa si nasconde dietro la moda dell'antivaccino? Clima, Africa e le contraddizioni, drammatiche, della Chiesa cattolica. Chi è al corrente delle stravaganti politiche energetiche della Francia (ancora), che rischiano di lasciarla senza energia (di riflesso, saremmo coinvolti, anzi travolti anche noi)? Sapete che hanno dato a Floris un programma sull'arte, mentre Philippe Daverio manca dagli schermi da troppo tempo? La candida Isabella, in arte Ferrari, più uguale di altre. Questo il menu di una settimana: vi pare poco? Il Faro, dove Babysnakes non…

ASSOLO

Così l'uomo ha fatto Dio che ha fatto l'uomo Non gli bastava vivere per morire Lui voleva rinascere dai vermi Ha inventato i santi, che non fosse Così vano tutto il suo soffrire Ha inventato il paradiso dell'amore E mentendo ha promesso al fratello “Non avrai il mio odio”. Ma Caino Sapeva già che il sole sorge uguale Anche se non vuole, ritorna Come ritorna la notte, la pioggia E ogni filosofia è follia Di chi vuole allungare eternità O accorciarla, è lo stesso. O fermarla Cristallizzata nell'attimo d'abisso. Ma andiamo, cosa sono queste storie? Nel ventre della natura tutto è scritto Quale senso pretendi dare al senso Oltre a quello che sfugge dalle mani Disperato vegli e un giorno in meno Ti rimane d'attesa che sia vita Il tuo sperare, quel morire per vivere Che sta nelle favole, nei libri Nella pietà di chi non ha pietà Nell'assolo di chitarra che ti esalta Mentre passa come un treno non tuo

LEGITTIMA DIFESA (L'UOMO CHE ERA TROPPO BUONO)

Modesto Umiliati era un uomo mite. Un uomo abituato a sopportare. Fin da bambino gli era stato insegnato a non ribellarsi, non reagire, non trascendere, non dare cattivo esempio, non fare scandalo pubblico, ad essere sempre al di sopra degli attacchi, delle meschinità, delle bestialità, della vendetta, del rancore e, come il Signore del catechismo voleva, a porgere eternamente l’altra guancia per guadagnarsi il cielo. E Modesto Umiliati, fin da bambino, di guance ne aveva porte mille, a chiunque, in ogni occasione, sempre abbassando il capo, sempre lasciando perdere, dopo avere guardato la sconfitta di turno con due occhi profondi e sempre più disperati mano a mano che cresceva. Questo era cominciato all’età di sei anni, dopo che Modesto Umiliati, allora Modestino era stato quasi ucciso da un compagno che ai giardini pubblici lo aveva scaraventato nella piscina piena d’acqua, rischiando d’annegarlo. Era stato salvato da un genitore che, mentre lui già boccheggiava, più stupito che sconv…

PUR DI NON ESSERE

Tutta la mia disperazione Per poter essere felice a stento Tutta la frustrazione per Per le parole che non vengono Per scoprire di essere Meno di un sasso, niente di speciale E specialmente niente Niente che avevi in mente, nessuna scommessa Vinta almeno a metà Ma cos'è questa fame di esistere Perché ancora vi consuma, vi eccita? Io non lo so più, io mi vergogno DI averla provata, di un bambino Già ribelle alla mediocrità Domani anche dal tuo bicchiere Sarò evaporato, domani mi dirai Io non ti conosco, tu chi sei Quello che voleva splendere qui Ma cos'è questa fame di esistere Non li vedete tutti i giorni aguzzi Penzolanti a schegge dal costato Tutto il mio orgoglio, la disperazione Pur di non essere, pur di essere un attimo Io non ti conosco Tu sei quello esistito mai E volevi la luce, e tutti ridevamo Del tuo ballare in un prato già spento

VACCINI: I SEGRETI DI EMANUELA PETRILLO, L'INFERMIERA DI TREVISO

L'ITALIA, MORIBONDO PAESE CHE DI SPOCCHIA SI NUTRE

LA DEMOCRAZIA DEGLI STRUZZI

I magistrati debbono tacere o parlare? Dipende: se hanno dubbi sulle ong zitti, se hanno certezze (positive, positive), si accomodassero. Sarebbe la democrazia degli struzzi, anche detta del politicamente corretto: i sospetti che non ci fanno comodo, è come non esistessero. Anche se si stagliano, preoccupanti nella loro evidenza. Ma il procuratore di Catania Zucchero non è né Di Maio né Salvini e sa che gli sbarchi, in evidente progressione – almeno questo si può dire, si può scrivere? - non sono un caso, e servono ad alimentare mafie e trafficanti. Cosa ci sia in questo di eretico, di scandaloso, è difficile dire; il clero e i boss delle ong “buone” tuonano, ma esistono almeno 3 strane organizzazioni, tutte localizzate in Germania, vedi caso, che con poche migliaia di euro raccattati su internet non si sa come hanno preso un paio di pescherecci o rottami e le mandano su e giù per il Mediterraneo. Però, siccome al procuratore di Siracusa non risulta niente, “non ha contezza del fatto”…

FARO 15, 16 E 17/2017

Guarda un po' che copertine: e sotto c'è di tutto. Il Faro coglie la cronaca che altri non scrivono o dimenticano in fretta. Storie minime che minime non sono. Esaltazioni viste controluce nel loro squallore. Opinioni che sfuggono alla dittatura dei buoni sentimenti, si parli di un fumetto, una musica, un protagonista, un libro o una bufala climatica. Come l'altroieri, come oggi, come sempre. Se mi segui da anni, o da poco tempo, nel Faro troverai tutto il mio coraggio e la mia sincerità. E il Faro non si ferma mai. Solo per chi si abbona (e abbonarsi è un attimo: per info, maxdelpapa@gmail.com)