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Visualizzazione dei post da Agosto, 2017

SOTTO IL MANTELLO

Quante cose ti dico, quante ti nascondo. Queste molte di più. Ma come posso svelarti le mie morti, le presenze che mai raggiungerò, gli abbracci negati dalla vita? Come posso parlarti dei rimpianti, viaggi senza partenza e senza gioia, come ti racconto di un addio temuto, che non potrò sentire? Tu mi dici: “Non arrenderti”. Io custodisco assenze. Nel mio debole scrigno c'è la tua speranza violentata, fatta di sconfitte, sere che diventano confessioni. Come potrò ammettere che mi sei dentro ormai, che non mi lasci stare e non so difendermi? Che non ho saputo fare di più? Perché non basta esserci, non basta... Io ascolto il dolore che si adagia con un canto di allodola, constato l'inutilità di ogni momento. E mi sento più inutile, più solo: tutto sanguina allora nel mio tempo. Sotto il mio mantello nascondo la tua storia, la fretta di un interrogatorio cui hai ceduto volentieri: ti ho stanato, assumendo i tuoi dubbi e adesso sono gravido di te, della tua morte. Se solo quel mant…

OGNI VIA UN RICORDO (E UNA CANZONE)

Se ritorno nei posti dove ho più sofferto non ritrovo sofferenza ma stille, acuminate e dolci, momenti sbiaditi e distratti, frammenti di me che rimbalzano ancora prigionieri. I ricordi non sono uniformi, hanno la forma delle strade, ogni via un ricordo. Dove sono adesso, dove per ora mi fermo, c'è una sarabanda di musica che diventa concreta perché ascolto quelli che conosco, amici, fratelli e su tutti Paolo Benvegnù, uno degli ultimi col coraggio, il talento di canzoni epiche. Lui resta, insieme a pochi altri; ma, sotto, un aeroporto di dischi volanti che salpano e atterrano nel mio computer, nel mio telefonino per fermarsi un poco e poi svanire. Sempre più recupero ciò che non ho mai perduto, invecchiando lucido senza ritegno ricordi sonori e li faccio diventare pregiati come mobili, case dove rifugio l'anima. Casabianca, il non luogo dove ho speso sedici anni di niente: la via dove abitavo mi ricorda le corse trafelate per rientrare a scrivere una cronaca di furia sull'…

GRAZIE

Quando ci hanno detto che mia madre dopo l'emorragia cerebrale aveva ancora poche ore, che dovevamo prepararci a vederla evaporare, io non ho imprecato, non ho protestato. Ho accettato quel che non accettare non si poteva. Lei era confusa ma cosciente, ed era questa la cosa straziante: prepararsi a perderla mentre sorrideva, così come era successo con mio padre. Sono rimasto calmo, pur vivendo quell'epilogo come una ingiustizia, meglio la botta improvvisa e basta, meglio lo choc che questo stillicidio della razionalità. Lì ho capito che la perdita dei due genitori è diversa: col padre muoiono le radici, con la madre i ricordi. Andavo su in Vespa, all'ospedale, e mi tornava nitido un sogno che, nel sonno, faccio spesso: ecco, sono ancora nella casa dove ci hanno cresciuti, tutto è al suo posto, ma noi non ci siamo. Non c'è nessuno. C'è solo la luce spettrale del sole che trafigge i vetri e agita pulviscolo di morte. Vedevo tutto guidando e questa volta ho visto, ne…

QUEENS OF THE STONE AGE, NUOVO DISCO PER VERGINELLI

VIVERE IN INGHILTERRA CON LA BREXIT...

LA ROMA DEI GIUSTI

Non mi pare proprio corretto, ovvero mi pare esemplare, il modo in cui chi benpensa rilegge i fatti di piazza Indipendenza, cioè il solito regime fascista impersonato dalla polizia a danno dei migranti vittime delle guerre e di ogni nefandezza occidentale; c'è pure l'improvvida frase dello sbirro cattivo, anche quella pronta per essere amputata da ogni contesto, che, nella fattispecie, era una pioggia di bombole, corpi contundenti sugli agenti, insomma il solito temporale metropolitano che dovrebbe vedere le divise ferme a fare da bersaglio fisso senza reagire. Non mi pare giusto tralasciare, come fosse un dettaglio di nessun peso, che questa gente stava da gran tempo in uno stabile perfettamente abusivo, con una foresta di bombole pronte ad esplodere, senza allacci regolari, in una polveriera destinata ad allargarsi ogni giorno di più e ad accogliere e confondere infiltrati dell'Isis; che aveva rifiutato, anche con arroganza, qualsiasi soluzione abitativa diversa; che ave…

SISMA CENTRO-ITALIA, LE MARCHE UN ANNO DOPO

SAMBA

Non c'è molto da dire. All'epoca vivevo in un posto sul mare e l'inferno, se c'è, dev'essere proprio così. La fine del tempo. Non aveva un'anima. Cancri di cemento cresciuti a caso, aborti d'improbabili insegne. Saracinesce sfondate, piovute giù come ghigliottine sulla speranza. Se pioveva, pioveva squallore. Di giorno in giro nessuno. Di notte uscivano gli spacciatori, i viados, i trans e se si trovavano era avevi chiuso, ti venivano addosso a tempo di samba ed eri finito. Loro non sono anime perdute, sono orsi feroci, che non hanno più niente da perdere, che aspettano la morte. E intanto ballano, per strada, in casa loro e i vicini impazziscono. Usano il corpo per un sacco di storie e il sesso, sapete, è proprio l'ultima. Lo usano come deposito, ecco quello che fanno. Si portano addosso la roba più strana. I clienti passano e ritirano la consegna. Se s'incazzano sono spietati. Lo so io quanti ne ho visti uccidersi, nelle risse, per le storie più s…

FEGATO, FEGATO SPAPPOLATO

Feltri. Solito pezzo su Libero, aggressivo, dalla prosa scontata, insomma: rozzo. Non mi piace, però ha ragione. Sulle badanti che ottengono il ricongiungimento della madre, la quale a 65 anni comincia a prendere, chissà perché, 600 euro dallo Stato italiano, dice il vero. Sui milioni spesi per la curiosa politica di integrazione dei rom, popolo che difende il proprio rifiuto culturale ad integrarsi (“Dovete lasciarmi rubare”, ne ho sentiti ripetere), dice il vero. Sui ragazzotti che non lavorano perché odiano lavorare, che in estate vogliono essere pagati per andare al mare, dice il vero e potrei fare il nome di più d'una attività che annaspa perché non trova chi impiegare. Idem sulle ondate di migranti, che non sono politici e neanche economici, cioè non se la passano male in patria (altrimenti non avrebbero soldi per partire, equivalenti al valore di una casa), e comunque non se la passano peggio qui, atteso che riescono a vivere di sussidi, elemosine e “diritti”. Hanno spiegat…

LUMINI, NE AVETE?

Hanno fatto a pezzi il giornalista musicale Paolo Giordano che dopo la strage di Barcellona aveva polemicamente invitato la Boldrini sulla Rambla. Era evidente che la invitava a constatare le conseguenze del buonismo, che buono non è mai, ma il cosiddetto popolo dei social, tra cui qualche amichetto di Maria più in dimestichezza col leccaculismo che con l'informazione, ha finto di non capire: la vuoi morta, sei un verme, fai schifo, e invocano il diritto-dovere a farlo sparire. Problema risolto: chi invoca le non-soluzioni, il continuare a non vedere, deve essere immune anche dalla verifica, da un senso della responsabilità etica, si chiami Boldrini o Saviano, gli assassini, gli stragisti sono quelli che li mettono in discussione. Ma le ricette dei buonisti, che buoni non sono mai, fanno acqua da tutte le parti. Difendono le Ong, e viene fuori che le Ong sono spesso la faccia presentabile degli scafisti. Pretendono la integrazione coatta, e chi è integrato, accolto e sovvenzionato…

VAR O NON VAR, PER I TIFOSI L'ARBITRO RESTERA' SEMPRE CORNUTO

IL BLUES

È un Natale senza palle addosso Suono della notte che ricopre La tua voglia di morir di stelle Il boxeur crocifisso ai suoi tagli E' l'ultima volta di ogni cosa Una rosa rossa già appassita
Ciò che lasci di te quando vai via Il profumo che non t'abbandona Il perdono per il tuo assassino L'ultima scommessa già perduta Prima di giocarla, l'imbarazzo Che non provi mentre perdi i pezzi E' il tuo stile, quello che sai fare Solo tu e non ti serve a un cazzo Col tuo orgoglio fatto di brandelli E' uno sbaglio, l'ultimo, il più bello La tua voglia di farla finita Ostinata quasi come la vita Il sorriso contro il tuo destino Senza denti, con una chitarra Che suona da sola la sua guerra D'anima cascata sul sedere E' sapere la tua malattia Chiusa per l'eternità in due occhi E non fare niente per curarla Ma ne parli con una puttana E' l'ombra del ponte che ti aspetta Senza fretta, ch'è già pronto un letto Con due gatti e il freddo per coperta Una casa di mattoni a vista Do…

ELVIS, IL RE DEL ROCK AND ROLL E METAFORA DEGLI STATI UNITI

IN QUEST'ITALIA A PEZZI TUTTO PASSA VELOCE, COME IL FERRAGOSTO...

IL FARO 30 - 2017

Numero di Ferragosto e, siccome fa caldo, non lesiniamo in argomenti bollenti: chi è oggi la categoria protetta numero 1, quella che ha scalzato tutte le altre dalla graduatoria dell'impegno? Chi è che salva il pianeta, ovvero chi foraggia le associazioni terrorambientaliste specializzate in catastrofismi con relativi rimedi politicorretti (sorpresa, sorpresa)? Chi è il “soldato giocatore”, da salvare a qualsiasi costo (e i costi sono mastodontici)? Effetti delle legalizzazioni... Chi è che combatte la maledetta CO2, e cosa dicono esattamente i mirabili accordi di Parigi, e come mai il riscaldatore globale Trump ha deciso di mollarli al loro destino? Chi è che pratica improntitudine spericolata ma poi s'impanca a moralista de' moralisti? Chi è che, a forza di sentirsi bersagliare da tutte le emergenze, le istanze, le avvertenze, poi diventa anaffettivo (io, per esempio: ma pure voi, confessate...). Chi è che gioca con le parole e così salva il mondo? Chi è che guarda più i…

IL DOLORE

Il dolore lungo un marciapiede In un animale che si uccide Nelle tue parole sotto il sole Nei miei sforzi senza più ragione Il dolore, magone sul treno Nei respiri estranei, nell'andare Che dissimula i tuoi passi spenti Il dolore, vento nella mente Nelle vene, che ci nasci dentro E ci muori e non t'ha mai lasciato Senza spiegazioni, su dal mare Sulla cima delle tue rovine Il dolore che scava le facce Col rasoio di gocce di pioggia Lungo i viali, il tango disperato Di due labbra che si mordono Si perdonano e s'intrecciano Nell'abbraccio stretto dell'addio Nella breccia che sbuccia il ginocchio Dentro agli occhi costretti a vedere L'edera del male che risale Nel museo dei tuoi propositi Nella foto di te che sorridi E in ogni partenza e in ogni arrivo E nei sogni senza anima viva Il dolore che non si può dire Una macchia scura, un'alluvione Una crepa dentro il tuo sentire Una fitta lì, mentre respiri Soprattutto nei pieni d'assenza Nella solitudine in vacanza Nel silenzio che non sa spi…

INCORREGGIBILE ITALIA, DOVE SE RISPETTI LE REGOLE TI DANNO DEL FASCISTA

TWITTER, PER FARLO RISORGERE SERVIREBBE FLAIANO

VALZER

Dove cadi, mio destino, senza una ragione, senza una missione, sotto un cielo di cera, ora che il vento cede, ora che viene sera?  Dove cadi, mia parola, in questo valzer triste, da balera, poca gente che danza e nessuno che spera, nella stanza fioca dove una cameriera porta via i bicchieri e domani è già ieri?  Dove cadi, mio amore, rapito da bambino, una volta e per sempre condannato a fiorire per lasciare i tuoi petali uccisi sul sentiero, gocce di felicità volate via un mattino? Dove cadi, mio cuore, ubriaco in quale mare, per farti mangiare dai pesci se non riesci neppure a sanguinare, clochard che ti trascini per destini non tuoi, che fruga nei bidoni dell'emozioni altrui? Dove cadi, mio passo, in fuga da se stesso, in questa notte accesa, in questa città offesa, ferito sulla strada ingombra di chiodi, nella foresta d'ombre ch'erano la tua casa?

NEI REPARTI DEL DOLORE

Nei reparti del dolore gli occhi sono sempre bianchi. C'è un viavai di visite, ma la vita si trascina. Nei reparti del dolore quelle teste sui cuscini come vecchie tartarughe, e girelli ed urla e fughe che vorresti appena arrivi. Con la pena ci convivi e ti senti sempre stanco e fai cose che non dici, dici cose che non pensi e non trovi un senso in niente, nel dolore, nelle piante che t'aspettano all'ingresso, ogni giorno qui è lo stesso, fai le scale con il sole, viene sera e le discendi e c'è un traffico di ossa, chi era ieri è già dimesso, la vecchina sorrideva, “quasi quasi qui sto bene”, non veniva mai nessuno, solitudine per vizio, poi di colpo è già sbiadita, “dov'è andata?”, “giù all'ospizio” e ti senti un po' più morto e la rabbia è già più forte, perché non c'è più di questo, perché è nebbia tutto il resto.

EDDY CILIA - JAMES BROWN NERO E FIERO!

Dovevamo discuterne insieme a San Ginesio, ma il maltempo ci ha fregati. Questo però ve lo posso dire, e ve lo dico volentieri.
Non dev'essere stato facile scrivere un libro come questo: però è facile leggerlo, perché dall'introduzione che si dipana in ipotesi d'irrealtà – la storia fatta con i “se” - ci si ritrova avvinghiati alla storia senza se e senza ma di un protagonista della musica black, e non solo quella, senza tempo. Eddy torna così a un lavoro sulla distanza, benché contenuta, e lo fa in punta di penna, divertendosi e divertendo, ammiccando al lettore quando serve, ma senza mai concedergli lisciate ruffiane; al contrario, lo tiene sempre al guinzaglio del rigore, perché uno come James Brown lo devi capire ascoltandolo, e per capirlo devi conoscere i passaggi di una vita non facile in un Paese non facile in un tempo mai facile. La soluzione, imposta dalle circostanze, è scandire i calendari con le copertine degli album, addentrarsi in quella produzione alluvional…

GLI INSULTI ANIMALISTI A GESSICA NOTARO LO CERTIFICANO: IL WEB HA FALLITO

USAIN BOLT, L'ULTIMA CORSA DELL'ACHILLE DELLA VELOCITA'

NAZARENO GIUSTI - GUIDO ROSSA, UN OPERAIO CONTRO LE BR

Ho aspettato un po' di tempo, ne parlo ora. Nazareno Giusti, artista di grande talento e intensità, si è preso un'altra responsabilità non facile: dopo le retrospettive su Palatucci, Guareschi, Ligabue (il pittore), qualche mese fa si è cimentato col dramma politico e civile di Guido Rossa, il sindacalista ammazzato dalle Brigate Rosse per logiche mafiose: scoperto all'Italsider di Genova un collega-infiltrato che diffondeva volantini brigatisti, non aveva esitato a denunciarlo, andando incontro al suo destino fatto di isolamento prima, quindi di odio, infine di morte. Rossa è uno di quegli eroi civili che al terrorismo non piacevano perché dimostravano che il terrorismo era battibile con l'integrità, che c'era un'altra sinistra del tutto estranea alle logiche mafiose e sanguinarie della lotta armata. Un esempio che andava stroncato, e che fu stroncato. Le tavole di Nazareno, virate in tutti i toni di un grigio gelido, disperato, ne ricostruiscono il dramma uma…

IL FARO 28-29 /2017

Torna il Faro con quello che non si dice, perché non si deve dire, ma il Faro prova a dirlo: lo ius soli, gli italiani lo vogliono davvero? La siccità della pianura Padana, in fondo, c'è sul serio? I pirati tossici, i balordi, vengono graziati, con o senza braccialetto elettronico, perché così vogliono le leggi o semplicemente perché così vogliono i giudici della magistratura più creativa e compromissoria al mondo? Davvero sono gli immigrati a pagare le pensioni agli indigeni? Quali? Quanti? Che succede in Facebook, sedicente veicolo di democrazia, di pensiero, di libertà di espressione? Come mai lo ius, qualsiasi ius, è sempre per chi arriva, mai per chi ha la disgrazia di invecchiare qui dopo esserci nato? Guido Rossa, graphic-novel capolavoro di Nazareno Giusti. Le giovani risorse del futuro che vanno ai rave, ma se uno di loro annega non fanno una piega. Il Faro, costi quel che costi (costa pochissimo: per info e abbonamenti: maxdelpapa@gmail.com).




Un bel numero, sui più o meno…